Sei nella sezione: I SUONI DELLA PREISTORIA |
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| I Suoni della Preistoria | La ricerca | Strumentario sonoro | Attività svolta | Rassegna stampa | | ||
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Questo lavoro si prefigge di iniziare alla conoscenza dei primi strumenti musicali: la paleorganologia. Partendo dai reperti archeologici del paleolitico europeo è stata effettuata una ricerca comparata che ha reso possibile riscoprire oggetti sonori simili a quelli tuttora presenti nelle tradizioni popolari, folcloristiche primitive e religiose dei diversi popoli del mondo, valutandone l'uso e la funzione, spesso simile nelle arcaiche e misteriose origini.
Studiando i moduli di base, archetipi sonori, si possono comprendere le motivazioni che hanno portato al fenomeno così per meglio indirizzarlo nel futuro. Reperti archeologici Nelle origini della musica, in particolare nell'invenzione degli strumenti musicali, la fase principale della sperimentazione è situata nella preistoria dell'umanità e consiste nella produzione di particolari suoni, che si possono ottenere usando oggetti naturali non lavorati, le prime sostanze sonore, la base del linguaggio sonoro e musicale universale. Dai reperti archeologici in osso, pietra e conchiglia, i graffiti e le pitture, le uniche tracce sopravissute nel tempo, possiamo stabilire che la storia degli strumenti musicali segue la vicenda degli utensili usati dall'uomo; i primi oggetti sonori riconosciuti compaiono 40.000 anni fa con l'evento dell'homo sapiens sapiens nel Paleolitico superiore, paralleli all'arte simbolica e figurativa e sono tra i primi oggetti bucati artificialmente; come i pendagli ornamentali sonori, i fischietti di falange, i raschiatori e i rombi, mentre i primi flauti tubi in osso con buchi per le dita, compaiono certamente 25.000 anni fa. Vi sono tracce dei primi archi, costruiti con materiali estremamente deperibili, di 15.000 anni, come le loro probabili raffigurazioni. |
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| Teoria e pratica Mettere in pratica le ricerche archeologiche, ricostruendo i reperti, cercare strumenti simili presso le antiche culture musicali tuttora esistenti. Nel 1976 mi sono recato in Himalaya per studiare le culture sciamaniche , soprattutto l'impiego di ossa animali e umane per ottenere degli strumenti a fiato. |
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Dal 1986 con mia figlia Luce abbiamo iniziato a sperimentare i suoni nelle spettacolari grotte di Toirano. In questa cittadina ligure abbiamo vissuto per tre anni all'inizio degli anni 90. Un'immersione totale nella preistoria. Si hanno tracce nel Paleolitico superiore di ripetute percussioni sopra stalattiti e stalagmiti. Non tutte le stalattiti e stalagmiti suonano se percosse, ma alcune rivelano suoni veramente straordinari e incredibili, dai potenti gong bassi sino a suoni sottili e cristallini. Abbiamo registrato (in via del tutto eccezionale) anche nelle grotte di Borgio Verezzi questi fantastici suoni ( CD ) percuotendo le pietre direttamente con le mani o con appositi batacchi di gomma per non intaccarle. |
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| Innanzi tutto bisogna entrare nelle caverne in religioso silenzio, sedersi, rilassarsi, per vivere l'esperienza di sentire con il proprio corpo e la propria mente le energie telluriche. Chiudere gli occhi per il buio, vuol dire aprire le orecchie all'ascolto. Fenomeni acustici nelle caverne Esperienze sonore con gli strumenti musicali preistorici Pensate all'effetto acustico che può essere prodotto nelle caverne, onde sonore come surf che rotolano ed echeggiano attraverso passaggi attorcigliati, onde sonore intrappolate e rimbalzante avanti e indietro dalle pareti riflettenti entro camere di eco naturale, onde sonore soffocate e strapazzate e riverberanti che si gonfiano e sbiadiscono, soffici e tonanti, sostenute e provenienti da una grande distanza e che si avvicinano lentamente o forti e improvvise e a portata di mano. Immaginate il suono dei rombi volanti vicino in un labirinto sotterraneo, il suono di flauti che si alza alto e limpido come un grido umano o di un'uccello proveniente da qualche luogo impossibile da localizzare. |